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Recensione “Il mondo tra di noi” di Sarah Ann Juckes


Ciao ragazzi!
Ormai abbiamo compreso che adoro i romanzi scritti da un duo e queste due autrici sono davvero splendide!


Titolo: Il mondo tra di noi
Autrice: Sarah Ann Juckes
Genere: Romance
Editore: Rizzoli
Data di uscita: 08.06.21

Disponibile sia in ebook che in versione flessibile
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Alice, sedici anni, è affetta da una malattia cronica che le sottrae tutte le energie. Il suo contatto con il mondo esterno è Stream Cast, la piattaforma social attraverso la quale segue le dirette streaming delle attività dei suoi “amici”: da una passeggiata tra i negozi delle affollate strade di Tokyo allo sfrecciare in bicicletta per le vie della sua città, Alice vive ogni giorno senza lasciare mai la sua stanza. Ma poi arriva un nuovo streamer, Rowan. Occhi scuri, amante della street art e del mare, Rowan incoraggia Alice a smettere di guardare e basta e a prendere in mano la sua vita. Ma Rowan ha un segreto che non è pronto ad ammettere neppure a se stesso, e Alice teme che se Rowan sapesse della sua malattia lo perderebbe. Mentre insieme provano a dar vita ai loro sogni, i rispettivi segreti minacciano di allontanarli. Quanto saranno pronti a rischiare per difendere il loro amore appena nato?

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Il Mondo tra di noi è uno di quei libri che inizi a scatola chiusa, senza sapere se possa piacerti o meno. Dalla trama si intuisce che si tratta di un libro che parla di una malattia, il che può portare a pianti eterni oppure a sorrisi forzati, insomma, quando un volume è incentrato su questo tema potrebbe essere splendido oppure una forzatura.
In questo caso ho trovato il libro una via di mezzo, molto carino, diverso dai soliti che ho letto, ti fa riflettere ma senza farti piangere, che non per forza è una cosa negativa.

La protagonista è Alice, affetta da una malattia cronica che non le da modo di uscire dalla sua stanza. Ogni giorno si alza già affaticata, ben sapendo che potrà fare poco durante la giornata e che ogni gesto che compie le toglie un po’ della sua energia.
Con i suoi genitori ha iniziato a parlare di cucchiai, ogni cucchiaio equivale ad un’unità di energia e non appena si alza lei sa quanti potrebbe averne a disposizione: 8-9, pochi per affrontare un intero giorno. La ragazza non esce mai di casa e i suoi genitori fanno il possibile per rendere il suo soggiorno felice.

Si inventano qualcosa per farla vivere senza farla uscire, portano con loro una videocamera e le fanno vedere il mondo esterno, quando poi la cosa diventa troppo pesante, ecco che trovano un applicazione che fa esattamente la stessa cosa: Streamcast.
Streamcast è una finestra per Alice, i suoi genitori le scelgono gli streamer e lei vede attraverso di loro quello che hanno intorno. E’ un modo per lasciarsi andare, pur rimanendo nello stesso posto.

La cosa che la maggior parte della gente non capisce, però, è che io non devo per forza Vivere tra queste quattro mura. Non devo per forza rimanere intrappolata dentro il mio corpo. Posso starmene attaccata al petto di persone in gamba e posso vedere Vivere vite che potrebbero essere la mia, e questa è una cosa meravigliosa.

Sotto richiesta della ragazza i suoi genitori trovano una persona più giovane che possa farle da Streamer, si chiama Rowan e ha 17 anni proprio come Alice. Inizialmente vede il mondo tutto nero, ma più sta a contatto con la ragazza, semplicemente ascoltandola senza mai vederla, più il suo mondo si riempie di colori. Alice riesce a vedere quello che gli altri non notano ed è questo che la rende così speciale agli occhi di Rowan.
Ma Rowan non sa della malattia, perché Alice ha paura che la abbandonerà una volta saputo e Alice non sa di un grosso segreto di Rowan. Come faranno i due a trovare un punto d’incontro?

Ho una nuova finestra.
Una finestra che potrebbe essere un mondo in cui sfuggire dalle cose rutte e alle vite che possono finire da un momento all’altro. Una finestra che è aperta e aspetta solo che io la attraversi, lasciandomi dietro il mio corpo e le sue parti guaste.

Questo è senza dubbio un libro particolare.
Era la prima volta che sentivo parlare di malattie croniche all’interno di un libro e la nota finale dell’autrice mi ha aiutato a capire meglio di cosa si tratta. Sono malattie che a volte vengono riconosciute e altre volte rimangono un mistero, come nel caso di Alice, ci combattono tantissime persone ogni anno e sono talmente debilitanti da far stare quella gente ogni giorno a letto. Possono nascere da un momento all’altro e le persone devono imparare a conviverci, sentirsi dire che è tutto nella loro testa, mentre stanno male e perdono energie anche ad alzarsi dal letto, proprio come la protagonista.
Credo che sia una cosa che dovrebbe essere sentita più spesso e sicuramente mi ha molto sensibilizzato su questo argomento.

Alice è fortunata, la protagonista ha due genitori amorevoli che le danno tutto quello di cui ha bisogno. Due genitori che hanno rinunciato ad ogni cosa per lei. Sua madre alla carriera da cantante, il padre torna presto da lavoro per prepararle delle sorprese per farla stare meglio, non le fanno mai pesare la sua malattia, invece la incoraggiano a dare il meglio, ma senza sforzarsi troppo. Questo dovrebbe far pensare perché ci sono tanti genitori nello stesso stato che rinunciano a tutto pur di far stare bene i figli, i genitori sono preziosi e questo libro ne fa capire l’importanza. Dietro di esso c’è un significato profondo, un ricordarci costante che siamo fortunati ad avere una famiglia.

Hanno rinunciato a qualsiasi cosa per me. I miei genitori. Potrebbero fare un sacco di cose bellissime e invece le fanno tutte quante per me. Questo mi fa sentire orrenda e incredibile e amatissima e disperata, tutto insieme.

A livello narrativo ho trovato che il modo di narrare fosse molto particolare, era come se ogni volta che si connettesse a Streamcast Alice vivesse attraverso l’altra persona e che quindi anche noi leggessimo con quattro occhi e non più con due. Quando parlava con Rowan i due punti di vista erano divisi a destra e sinistra il che può comportare confusione nel lettore, ma anche curiosità. Diciamo che le due cose tendono a fondersi insieme in questo caso.
I capitoli dedicati ad Alice, invece, sono tutti scritti in prima persona e ci permettono di entrare in empatia con lei e conoscerla meglio, passare il suo stesso inferno. E’ uno di quei personaggi che vi rimarranno nel cuoricino, innocenza e forza fusi insieme.

Il personaggio di Rowan mi è piaciuto parecchio. Rispecchia la sua età e ha permesso ad Alice di vivere avventure, di vedere il mondo, senza tirarsi mai indietro anche se si trattava di una sconosciuta. E’ questa la fiducia nell’umanità che sarebbe bello avere ed è anche il secondo insegnamento del libro, accanto al fatto che Alice non si ferma mai, che nonostante la sua malattia invalidante lei è decisa a vivere e lo farà alla fine del libro con qualcosa di spettacolare, pur restando nella sua stanzetta.

Una pecca è che non mi ha passato grandissimi emozioni, mi ha fatto riflettere ma non piangere. Quindi penso che sia una via di mezzo tra i tragici libri e quelli dolce-amari.
Lo consiglio a chi piace questo genere di storie ❤

Ringrazio la Rizzoli per la collaborazione

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